agenzia Rouge le fil
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Alix Heuer
Fondatrice dell’agenzia
La mia storia
Saper imparare e saper trasmettere le conoscenze sono i miei superpoteri
Con una laurea in sociologia e scienze politiche, nel 2013 ho fondato la mia agenzia di comunicazione per supportare organizzazioni con valori forti ma risorse limitate, senza alcun intermediario.
I miei primi progetti pro bono per organizzazioni femministe e antirazziste sono stati la mia scuola di vita. L’accordo: imparare sul campo, essere trasparente e accettare gli errori. La mia regola: non dire mai “non posso farlo”, ma “mi informerò e ti farò sapere”. Questa onestà mi aiuta a combattere la sindrome dell’impostore che ancora mi perseguita.
Il mio lavoro si divide tra consulenza (supporto alla presenza digitale), produzione (siti web e strategie digitali) e formazione, poiché l’empowerment delle persone è al centro del mio approccio.
La svolta del 2020
Al di là della pandemia, due scoperte hanno trasformato la mia pratica: l’organizzazione comunitaria e il no-code. Dopo 10 anni di attivismo femminista e antirazzista, ho capito che l’organizzazione è la chiave per andare avanti collettivamente.
La mia missione oggi
Con Rouge le fil, non mi limito più a creare siti web o strategie digitali. Progetto applicazioni su misura che supportano l’organizzazione collettiva e trasformano lotte, vittorie e relazioni in dati che le organizzazioni possono utilizzare.

Aurélie Der-Loughian
Web designer
La mia storia
Da assistente sociale a sviluppatrice web, passando per esperienze come ragazza alla pari in Inghilterra e Irlanda. Da account manager a responsabile del controllo qualità in una multinazionale in Spagna, mentre studiavo medicina tradizionale indiana nel tempo libero: ecco una breve panoramica del mio percorso professionale un po’ caotico!
Da tutto questo è emersa però una cosa: il contatto con le persone, l’apprendimento continuo e la ricerca di un senso sono state le mie forze motrici nel corso degli anni.
Ho quindi sentito il desiderio di riunire tutti questi argomenti che mi affascinano attraverso una carriera che li incarnasse: una carriera che combinasse competenze tecniche, creatività, condivisione di conoscenze e impegno.
Mi sono orientata verso la formazione come sviluppatrice web, ma qualcosa dentro di me ha iniziato a mettere in discussione la saggezza del mio cambio di carriera. Innanzitutto, l’impatto della tecnologia digitale sull’ambiente. Come potevo intraprendere una carriera in un settore che inquina così tanto? (una vera e propria dissonanza cognitiva!) L’arrivo dell’IA generativa, ma soprattutto: dove si sarebbero inseriti l’elemento umano e la condivisione della conoscenza se avessi scritto righe di codice tutto il giorno?
Sono convinta che il mondo digitale sia uno spazio di potere in cui si condivide la conoscenza. Trasmettere la conoscenza e responsabilizzare gli altri significa anche opporsi a un modello che rende le persone invisibili, complica le cose e crea dipendenza. Si tratta di restituire a tutti la capacità di comprendere, scegliere e agire, senza sentirsi illegittimi o lasciati indietro.
Questa è la strada che ho scelto: quella verso un approccio alla tecnologia digitale più misurato, più etico e, soprattutto, più umano — un approccio che non venga imposto, ma che venga appreso, condiviso e plasmato collettivamente.

Mostafa Omrane
Sviluppatore web
La mia storia
All’età di 12 anni, riempivo la memoria del mio telefono scaricando tutte le app su cui riuscivo a mettere le mani. Allora non me ne rendevo conto, ma questa insaziabile curiosità per i prodotti digitali sarebbe diventata un filo conduttore della mia vita.
Alle scuole medie, ho sviluppato una passione per i discorsi in pubblico, la politica e i grandi dibattiti. Alla scuola di ingegneria, ho scoperto la progettazione di interfacce, i principi dello sviluppo software e la strategia di prodotto. Ma ben presto mi sono sentito frustrato: troppa teoria, poca applicazione pratica. Volevo programmare, costruire e capire.
Così sono andato all’École 42, dove mi sono immerso nella programmazione. Lì ho sviluppato rigore tecnico, un metodo di apprendimento autonomo e un sincero desiderio di condividere le mie conoscenze. È stato anche lì che mi sono avvicinato al volontariato, in particolare con Ghett’Up. Ho poi scoperto gli spazi in cui mi sento davvero vivo: quelli in cui ci interroghiamo sul mondo, in cui immaginiamo futuri desiderabili, in cui ci prendiamo cura gli uni degli altri.
Oggi sono uno sviluppatore mobile che utilizza React Native. Creare app è la mia passione. Adoro progettare strumenti semplici ma potenti che rispondano alle esigenze del mondo reale e rendano la vita delle persone più facile. Presto particolare attenzione all’esperienza utente, alla leggibilità e al modo in cui la tecnologia può rimanere al servizio delle persone.
E poi, nel bel mezzo di quell’anno intenso, ho incontrato Imen. È stato un incontro che mi ha cambiato la vita e ha dato un nuovo significato a tutto ciò che stavo cercando di costruire. Con lei al mio fianco, questioni come l’impegno, la coerenza, la giustizia e l’allineamento sono diventate tangibili e reali. È stata lei a mettermi in contatto con Alix, dando il via a una nuova fase del mio percorso, avvicinandomi ancora di più alla prima linea, all’impatto e alle persone che stanno facendo la differenza.
Oggi continuo a cercare quell’equilibrio tra rigore tecnico e consapevolezza politica. Ciò che amo è tradurre esigenze complesse in soluzioni chiare, realizzando prodotti utili progettati pensando agli utenti e radicati in una visione del mondo che spero sia equa, umana e collettiva.